Cibo per donne tristi

 Donne tristi spagnolo
Da  "Trattato di culinaria per donne tristi"  di Hector Abad Faciolince

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Fai piroette col corpo e l’immaginazione per evadere dalla tristezza. Ma chi ha detto che è proibito essere tristi? In realtà, molte volte, non c’è nulla di più sensato che essere tristi; quotidianamente succedono cose, agli altri o a noi, per cui non c’è rimedio, o per meglio dire, per cui c’è quell’unico e antico rimedio di sentirsi tristi.
Tristezza
Non lasciare che ti prescrivano l’allegria, come chi ordina un ciclo di antibiotici o dei cucchiai di acqua di mare a stomaco vuoto. Se lasci che trattino la tua tristezza come una perversione o, nel migliore dei casi come una malattia, non sei perduta; oltre a essere triste ti sentirai in colpa. E non hai colpa di essere triste. Non è normale sentire dolore quando ti tagli? Non ti brucia la pelle se ti danno una frustata?
Be’, allo stesso modo il mondo, la vaga successione dei fatti che accadono (o che non accadono), creano un fondo di malinconia. Lo diceva già un poeta malinconico: “come l’aria riempire vuoti che si formano tra i corpi, così la malinconia occupa le pause e gli intervalli tra le passioni; essa si insedia nei minimi spazi liberi, riempi tutti gli intervalli tra le passioni, fai in modo che un’anima in cui non c’è né piacere né felicità sia comunque un’anima in cui accade qualcosa“.
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Vivi la tua tristezza, palpala, sfogliala nei tuoi occhi, bagnala di lacrime, avvolgila nelle grida o nel silenzio, copiala nei quaderni, segnala sul tuo corpo, fissala sui pori della tua pelle. Infatti, solo se non ti difendi fuggirà, a momenti, in un altro posto che non è il centro del tuo dolore intimo.

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E per degustare la tua tristezza devo consigliarti anche un piatto malinconico: cavolfiore nella nebbia. Si tratta di cuocere quel fiore bianco e triste e consistente, con il vapore acqueo. Lentamente, con lo stesso odore dell’alito che emana la bocca nei lamenti, si cuoce fino a intenerirsi. E, avvolto nella nebbia, nel suo vapore fumante, aggiungimi olio d’oliva e aglio e un po’ di pepe e salalo con le lacrime che siano tue. E assaporalo lentamente, mordendolo dalla forchetta, e piangi di più e piangi ancora, che alla fine ecco il fiore andrà succhiando la tua malinconia senza lasciarti asciutta, senza lasciarti tranquilla, senza rubarti l’unica cosa tua in quel momento, l’unica che nessuno potrà mai toglierti, la tua tristezza, ma con la sensazione di aver condiviso con quel fiore immarcescibile, con quel fiore assurdo, preistorico, con quel fiore che i fidanzati non chiedono mai dal fiorai, con quel fiore del cavolo che nessuno mette nei vasi, con quell’anomalia, con quella tristezza fiorita, la tua tristezza di cavolfiore di pianta triste e malinconica.
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